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La riflessione del Vescovo sul Vangelo di domenica 27 gennaio 2019

Proponiamo in versione video e testuale la riflessione del Vescovo di Tortona Mons. Vittorio Francesco Viola sul Vangelo della III Domenica del Tempo Ordinario.

Il Testo completo.

Carissimi iniziamo con questa terza domenica del tempo ordinario, la lettura liturgica del vangelo secondo Luca che ci accompagnerà nelle domeniche del terzo ciclo del lezionario festivo. Sono proprio i primi versetti del vangelo secondo Luca che ascoltiamo in questa terza domenica, per poi passare subito al capitolo quarto del suo vangelo. Già il prologo del suo vangelo ci fa  apprezzare le qualità letterarie di questo evangelista, termini ricercati,  una precisione nell’esprimere i concetti, una certa raffinatezza che potremmo apprezzare nella lettura di tutto il suo vangelo. L’intenzione è quella di mettere ordine tra i tanti racconti custoditi dalla comunità, della vita di Gesù e già diventati  in qualche scritto sicuramente  il vangelo di Marco su cui Luca appoggia la sua narrazione con la sua originalità sicuramente. 

C’è tutto un percorso descritto nei pochi versetti del prologo dove si fa riferimento, accenno di questi avvenimenti i fatti della vita di Gesù che sono il compimento di una lunga attesa e che sono stati custoditi dalla comunità, per poi diventare già alcuni scritti. Luca si propone attraverso una ricerca accurata di mettere ordine a questi scritti per dare a Teofilo, Teofilo può essere una figura realmente esistita, oppure anche dal suo nome tutti coloro che amano Dio, per dare a Teofilo la possibilità di conoscere i fondamenti dell’insegnamento che ha ricevuto. Per noi la lettura del vangelo, e non finiremo mai di approfondire la conoscenza del vangelo è il fondamento dell’insegnamento che abbiamo ricevuto e dobbiamo continuamente andare a radicare la nostra vita, la nostra esistenza la nostra conoscenza di Dio, proprio nello scritto evangelico. 

Luca con la sua raffinatezza ci permette di fare così come anche gli altri evangelisti. Scriba della mansuetudine di Dio, episodi di tenerezza, di perdono, di misericordia, così frequenti nel vangelo di Luca, la sottolineatura dello Spirito di come lo Spirito conduce la vita di Gesù,  il suo viaggio verso  Gerusalemme che è punto centrale di tutta l’esistenza di Gesù. Nella lettura del suo vangelo avremo modo di gustare la narrazione di Luca in questi avvenimenti. La liturgia ci offre subito un ascolto del capitolo quarto del vangelo secondo Luca, quando Gesù torna a Nazaret dopo aver iniziato la sua predicazione in Galilea.

Quando torna Gesù a Nazaret, il suo paese, è già preceduto da questa fama di rabbì itinerante  un rabbì particolare perché le parole che lui dice, parole di liberazione, di guarigione diventano fatti  di liberazione e di guarigione, quindi questa fama lo precede quando torna al suo paese dove è ben conosciuto appunto dai suoi compaesani. È sabato  entra come un pio israelita in sinagoga, gli viene data la possibilità di leggere il rotolo del profeta Isaia e proprio perché preceduto da questa fama di rabbì itinerante, gli viene data la possibilità di commentare il profeta. Ed è qui accade qualcosa di assolutamente nuovo mai accaduto prima  non avrebbe potuto accadere prima che il Verbo si facesse carne e venisse ad abitare in mezzo a noi.

Gesù legge un capitolo del profeta Isaia, il capitolo 61 dove il profeta annuncia un tempo di liberazione, “ lo Spirito del Signore è su di me mi ha mandato a proclamare la libertà, un anno di grazia per tutti per i piccoli, per i poveri, per tutti”. Proclama questa parola e mentre gli occhi di tutti sono fissi su di lui non fa un commento di questa parola così come si attendeva, ma fa qualcosa di assolutamente nuovo, Gesù dice:- questa parola si compie oggi, sono io Isaia 61 , Isaia 61 parla di me io sono venuto ripieno dello Spirito del Signore lo Spirito del Signore è su di me per proclamare questa buona notizia la liberazione, un tempo di grazia. È nuovo questo commento perché non si tratta di un commento, ma del compimento della profezia antica  perché per la prima volta in sinagoga qualcuno non si mette sotto l’autorità del profeta Isaia a provare a commentare quella parola, ma si poggia su quella parola dicendo: - questa parola si compie oggi, ciò che voi avete ascoltato con le vostre orecchie, si compie oggi davanti a voi. Tutti vengono presi da grande stupore, domenica prossima poi ci verrà detto che cosa accadrà di questo stupore, ma intanto questa manifestazione.

La parola per noi non è un concetto da capire è Gesù Cristo, persona da accogliere dentro la nostra vita. Per la prima volta in sinagoga a Nazaret si comprende che ascoltare Isaia vuol dire accogliere Gesù,  accogliere la sua persona questo cambia la qualità del nostro ascolto, ma anche le conseguenze del nostro ascolto. Per noi ascoltare  la parola che è Gesù Cristo che ha compiuto tutte le parole dei profeti, vuol dire accogliere la sua parola  e subito si propone a noi per quello che è una parola di liberazione un tempo di grazie donato per noi. Noi sappiamo come Gesù ha compiuto questa liberazione con la sua pasqua, questa ci viene offerta, questa parola di Isaia attesa antica di una liberazione profonda del cuore dell’uomo, si compie in Gesù, si compie per noi. Perché questa attualità della parola, cioè questa efficacia attuale della parola nel momento della proclamazione è ciò che accade anche per noi ogni volta che partecipando all’assemblea eucaristica ascoltiamo la voce del risorto nella proclamazione del vangelo.

Anche per noi quindi si compie questa parola una parola che annuncia una liberazione, per la vita di ciascuno di noi. Tutti noi siamo stati liberati nelle acque del battesimo, ma questa liberazione che il battesimo vuole operare  dentro di noi chiede di potersi esprimere dentro la nostra vita. È questa la buona notizia il Signore Gesù  fondamento della nostra fede è venuto per liberarci e questa liberazione vuole espandersi dentro la nostra esistenza. Il Signore ci conceda di ascoltare la sua voce non come un concetto da capire, ma come la sua persona  da accogliere con la quale stabilire una relazione con la quale entrare in comunione partecipando alla sua vita  donata per noi.

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