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Gavi. Zappia e Nigra in mostra a Spazio Arte

Sugli orizzonti mentali che, attraverso lo spazio espressivo di un quadro, il segno grafico e pittorico aprono in chi ne segue la trama, si concentra il tema visivo della bi-personale allestita questo mese a Spazio Arte di Gavi, che propone al pubblico due giovani emergenti dal retroterra artistico torinese, attivi nel vivace underground culturale del capoluogo piemontese, terreno fertile di energie nuove affacciate sul futuro dell’arte contemporanea. Entrambi da una formazione autodidatta nutrita con talento, studio e quella speciale sensibilità nel vedere la complessità d’intrecci oltre l’apparenza quotidiana data ai sensi, che distingue lo sguardo dell’artista, Davide Zappia e Francesca Nigra arrivano alla piccola galleria di Corte Zerbo, con linguaggi espressivi opposti e paralleli, all’unisono nella ricerca di significati al di là della rappresentazione significante. Nei loro curriculum, la partecipazione alle scorse edizioni di Arte Fiera Genova e Paratissima, evento off collaterale alla Fiera Internazionale Artissima di Torino.

Francesca Nigra (alias Nice&the Fox) espone una serie di figure, in particolare ritratti ad acrilico su tela, in medio e grande formato. Il realismo della rappresentazione si collega al radicamento nel disegno della sua voce interiore: disegnare è il verbo della sua anima. Profondità chiaroscurale e gradazioni cromatiche rilevano in tridimensionalità i giovani lineamenti dei volti . Non hanno nome e guardano oltre il confine del quadro specchiando l'identità dello spettatore. Li accompagnano, li circondano, li compenetrano figure che ne sono parti essenziali, meglio: esistenziali. Tracciate con figuratismo illustrativo, ghirlande e ombre, un viso sdoppiato, un perpetuo corteo circolare di pesciolini rossi sono metafore per raccontare il disagio o la sofferenza di quanti possiedono profondità scomode, battezzate con molti nomi o indefinite, comunque presenti giorno dopo giorno tra le difficoltà del quotidiano, latenti in ogni respiro, in ogni sorriso. Non assumono il carattere di patologie palesi e restano, qualche volta dormono e altre si destano facendosi lancinanti, irriducibili compagne dell'essere.

Linearità, definizione netta di forme e colori, minimalismo: sono invece queste le chiavi dello stile di Davide Zappia, che approda alla pittura dalla grafica digitale. L'acrilico su tela connota anche il suo ciclo di opere in medio formato, dove la ricerca si orienta, da un lato, a sintetizzare il segno in un'unica figura e concentrare in bicromia il colore; dall'altro a spalancare il campo semantico della rappresentazione. L'immagine suggerisce una strada, un percorso in solitaria che richiama il cammino dell'esistenza. Il fruitore si trova con forza spinto a un grido di libertà. Tutt'altro che statico, lo spazio si chiude e si apre, infatti, restringendo e dilatando l'iride di chi osserva, talvolta con un movimento quasi ipnotico o un moto che dilaga in una sorta di flusso il quale, dalla campitura total black del fondo, cornice esterna canalizzante lo sguardo in una dimensione angusta, sfocia in uno spazio di luce catturata ed emanata dalla figura. E' uno squarcio nella tenebra, una geometria irregolare accesa dalla brillante monocromia di cui si compone, come un indice verso prospettive esterne al supporto. Fino al 28 aprile, in Corte Zerbo. Orario: da giovedì a domenica 16-19. Entrata libera.