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Novi Ligure. Ilva, tra inchieste e veleni: il punto della situazione

È convocato per venerdì 29 novembre a Novi Ligure il consiglio comunale aperto per discutere della questione Ilva. E chissà cosa succederà in questi dieci giorni e più: la vicenda del colosso siderurgico che si trascina ormai da anni si arricchisce ogni ora di nuovi colpi di scena.

È notizia di ieri, ad esempio, che Arcelor Mittal ha sospeso il procedimento di spegnimento degli altiforni di Taranto. L’amministratore delegato Lucia Morselli aveva comunicato che lo spegnimento dell’area a caldo avrebbe seguito tempi rigidi. Morselli aveva detto che il 13 dicembre sarebbe stato spento l’altoforno numero 2, seguito dall’altoforno 4 il 30 dicembre e infine dall’altoforno 1 il 15 gennaio (il 3 è già fermo da tempo). Lo spegnimento avrebbe avuto gravissime ripercussioni sullo stabilimento e su tutta la filiera produttiva ex Ilva, bloccando di fatto anche le fabbriche di Novi Ligure e di Genova Cornigliano, che per le lavorazioni utilizzano il materiale proveniente da Taranto.

Arcelor Mittal ha deciso di sospendere lo spegnimento, seguendo l’invito ricevuto dal presidente del tribunale di Milano. A palazzo di giustizia di Milano pende infatti un doppio procedimento: il primo, presentato da Arcelor Mittal, per ottenere il recesso dal contratto di acquisizione degli stabilimenti Ilva, e il secondo, presentato dai commissari di governo, per inchiodare la multinazionale franco-indiana alle proprie responsabilità.

Il problema dello spegnimento però è solo rimandato. «A seguito della recente richiesta dei Commissari dell'Ilva al Tribunale di Milano volta all'ottenimento di provvedimenti provvisori relativi all'acciaieria di Taranto – ha detto la la società – Arcelor Mittal Italia prende atto e saluta con favore l'odierna decisione del Tribunale di non accogliere la richiesta di emettere un'ordinanza provvisoria senza prima aver sentito tutte le parti. L'udienza in tribunale è fissata per il 27 novembre».

Intanto, sempre a Milano, c’è un’indagine in corso anche se senza persone iscritte nel registro degli indagati. I reati ipotizzati riguardano gli eventuali danni all’economia nazionale: secondo quanto trapelato sulla stampa, i commissari di governo temono che Arcelor Mittal stia agendo per togliere di mezzo un importante concorrente sul mercato europeo, il che porterebbe danni irreparabili per l’intero Paese causati dallo spegnimento degli altiforni. L’Ilva di Taranto al contrario sarebbe un impianto strategico e l’iniziativa della società di chiuderlo determinerebbe danni sistemici incalcolabili.

Ieri i sindacati hanno incontrato il presidente della Repubblica Sergio Mattarella: la preoccupazione è alta al Quirinale per questa crisi aziendale che investe pesantemente il tema dell'occupazione. Il Capo dello Stato ha convenuto sul fatto che il problema vada risolto ed ha sollecitato tutto l'impegno e la determinazione possibili. Venerdì è atteso un nuovo incontro tra i vertici dell'azienda e il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte.

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