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Davide,Alessandro

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Intervista ai Nomadi

 

Un benvenuto a Beppe Carletti! A ottobre dello scorso anno è uscito il vostro 33° album “Racconti raccolti” che contiene undici cover di diversi artisti italiani. Come mai una selta di questo tipo?
Una scelta ponderata bene insieme alla nostra casa discografica. Non è la prima volta che ci approcciamo alle cover. Noi siamo nati facendo cover. Si tratta di brani di cantautori in linea con il nostro essere “Nomadi” e con il nostro background. Non potevamo di certo fare pezzi di Antonacci o di Baglioni, senza nulla togliere a loro.

Ho visto che all'interno avete una canzone che è “Autogrill” di Guccini. Era dal '79 che non reinterpretavate più questo autore. Come mai lasciar passare così tanto tempo e perchè decidersi, alla fine, dopo 31 anni a farlo?
E' chiaro che non poteva mancare Francesco. Noi, a suo tempo, quando incidavamo le sue canzoni, si trattava di brani che, alla fine, ci appartenevano e che solo in un secondo tempo cantava anche lui. Riprendere questi pezzi in questi anni non ci è sembrato giusto, sarebbe stato come fargli il verso e non avrebbe avuto senso per il nostro essere Nomadi. Abbiamo preferito procedere per una strada più consona a noi. Questa volta, però, lui non poteva mancare nella nostra lista di cantautori.

ASCOLTA L'INTERVISTA DI EMANUELA CROSETTI



Con che criterio avete scelto la canzoni all'interno dell'album?

Abbiamo scelto i cantautori con i quali abbiamo un certo rapporto di stima e vicinanza. Dopo di che, abbiamo puntato su canzoni che ci piacevano di più, visto l'imbarazzo della scelta.

Come già avevo accennato prima, questo è il vostro 33° album. Domanda azzardata: potrebbero essercene altri?

33 è un numero significativo e che dice molto.
Sicuramente ci saranno altri cd. Di sicuro uno quest'anno.

Di inediti?
Sarà “roba Nomade”.

Quando?
E' ancora prematuro. Inizieremo a registrare la prossima settimana.

Verso fine anno?
Si spera, certamente.

Ho visto la copertina dell'ultimo album e mi ha incuriosito molto. C'è un'immagine un po' velata in sottofondo. Che cosa rappresenta?
Direi che più significativa è l'immagine sul lato sinistro, che è un disegno di Augusto Daolio, un modo per ricordarlo.

Voi vi siete formati nel 1963. Cosa si prova e come ci si sente a stare sul palco e in sala di registrazione per così tanti anni?
Tra un po' sono 50. Non me ne accorgo neanche che è passato tutto questo tempo. Mi guardo indietro e sembra ieri. E' una grande soddisfazione e non avrei mai pensato di essere sul palco dopo così tanti anni. Significa che si è lavorato in modo onesto, sincero e umile. L'emozione è sempre grande perchè ogni volta è nuova. Sono stimoli nuovi. Anche se le canzoni le si suona mille volte. I primi che ricevono emozioni siamo noi, se vogliamo poi trasmetterle al pubblico.

Se nel '63 o nel '70 qualcuno le avesse detto che nel 2011 vi sareste trovati in sala d'incisione a registrare un nuovo album?
Mi sarei messo a ridere! Oltretutto sono rimasto solo io del gruppo iniziale. All'interno sono passate 18-19 persone. Nessuno avrebbe mai scommesso sui Nomadi. Io ci ho sempre creduto. Quando si lavora bene, si viene sempre premiati.

Infatti, a proposito di premi, nel 2005, lei è stato nominato Cavaliere della Repubblica dall'allora presidente Carlo Azeglio Ciampi. Cosa ha provato in quell'occasione?
Mi sono emozionato. Non pensavo che la musica potesse dare tanto. E' un attestato che mi ha toccato molto e non me lo sarei mai aspettato. Chiunque, credo, ne sarebbe orgoglioso.

Cambio discorso. Su quello che è il panorama musicale attuale, come si pronuncerebbe in merito?
Grandi novità non ce ne sono. Un certo appiattimento, niente di esaltante. Ci sono nuovi gruppi e nuove correnti, ma non sono cose forte o che fanno urlare. Non vedo grandi stravolgimenti all'orizzonte, neanche in campo mondiale. Anche se si sta tentanto. Ho potuto notare che quando si arriva al successo, ci si adegua. Perciò difficilmente si può giungere a qualcosa di nuovo. Non credo. Nessuno inventa più nulla, nemmeno noi.

Però voi, quasi 50 anni fa, avete creato qualcosa in un momento storico in cui si dava inizio a molte iniziative...
Credo che noi abbiamo aperto la strada a molti cantautori, credendoci e pagando di tasca propria. Se molti di loro sono arrivati al successo, forse il merito è un po' anche nostro...

Voi fate parte di quelle fondamenta intoccabili nella musica...
Se ci sono radici profonde, vuol dire che abbiamo seminato bene e che il raccolto è buono.

Ultima domanda. Secca. Un rimpianto e un sogno nel cassetto.
Mah, rimpianti no. Direi che tutto quello che pensavamo di fare l'abbiamo realizzato. Un sogno? Non voglio essere presuntuoso, ma per me sarebbe quello di realizzare la colonna sonora di un film.

Non posso che augurarvi che si realizzi il prima possibile e nel migiore dei modi...
Non ho mica fretta, sai!