NEWS

DETTAGLIO NEWS

Dalle 08:15 alle 13:00
City Life Attualità e cultura
Andrea, Lucia

ON AIR

Intervista Marta sui Tubi

 

Un benvenuto a Giovanni di Marta sui Tubi! Il vostro ultimo disco è “Carne con gli occhi”. Come nasce e qual è, se c'è, il suo filo conduttore?
Non so se c'è un filo conduttore così netto. Non è un concept album, per intenderci e le canzoni sono molto diverse l'una dall'altra. L'album nasce con un titolo facente parte di un detto siciliano e significa essere una persona poco attenta a quello che accade attorno a sé, senza opinione personale o politica. Il qualunquista per eccellenza. E' un titolo provocatorio che mira a scuotere le coscenze della gente.

Come si sposa questo titolo con i brani contenuti all'interno del disco?
A differenza di altri dischi precedenti, per questo album il titolo è venuto fuori facilmente. Ogni canzone racconta storielle e disegna profili di personaggi diversi: si parla di un uomo che va al patibolo, di liti tra camerieri e clienti, del credo cristiano di una ragazza che non sa come comportarsi. Parlano, insomma, dei lati deboli di ognuno di noi. Il titolo ci è rosultato, perciò, decisamente appropriato.

Il testo di “Di vino” è un insieme di calcoli di un'intera vita: 400 milioni di battiti di ciglia, 1000 birrre. Addirittura 180.345 sogni, se si dormono tre ore. Dove nasce l'esigenza di citare questi numeri e cosa volete comunicare con essi?
E' un modo per presentare la nostra esistenza in numeri e fare la somma di ciò che consumi durante un'intera vita. La canzone parla del senso della vita fotografata da un punto di vista più asettico perchè numerico. In fondo è questo ciò che siamo per le grandi industrie: un consumo.

Quali sono state le vostre influenze musicali e, se possibile, come senti di poter etichettare la vostra musica?
Difficile etichettarla. Non perchè siamo troppo fighi ma perchè ci sono tanti e troppi generi per riuscire a darle una definizione. Ognuno di noi ha un proprio backup musicale: c'è chi viene dalla musica folk, chi dalla musica punk, chi dal metal o addirittura dalla musica classica. Personalmente sono cresciuto con la musica degli anni Ottanta. Cerchiamo di inglobare nelle nostre canzoni tutto ciò che ci piace. Infatti i nostri brani passano dal jazz al metal con scioltezza. Cosa che, nella musica pop, è decisamente inammissibile.

Nel 2004 al MEI avete vinto il premio come miglior gruppo indipendente italiano. Voi vi sentite ancora una band indipendente o no?
Certo! Siamo sempre stati e continuiamo a essere indipendenti. Non abbiamo mai firmato un contratto per una grande etichetta discografica, non siamo major, non siamo mai entrati nel music business. Non lo sbandieriamo come un vanto. E' capitato così e ci sentiamo liberi di fare ciò che vogliamo senza pressioni né condizionamenti esterni. Abbiamo addirittura fondato un'etichetta che si chiama “Tamburi usati” per poter continuare appunto a fare quello che più ci piace nei modi e tempi che ci sono consoni, compresi parti artistiche, prezzi, circuiti di distribuzione. Per averle sotto mano e non essere cotrollati.

Quanto per voi sono importanti le musiche e quanto i testi. Nel senso: sono le musiche che fanno da incipit e supportano i testi o viceversa?
I testi sono fondamentali. Il compito è mio, ne sono responsabile. A volte impiego anche dei mesi a scriverli perchè devo esserne soddisfatto appieno. Il nostro obiettivo è cercare di inviare concetti chiari che faccano riflettere. Le canzoni nascono da giri di chitarra o prove in saletta. Le parole arrivano successivamente. Può capitare anche il contrario, non c'è una modalità precisa alla fine. L'importante è che entrambi i momenti convergano in un perfetto equilibrio regalandoti la sensazione di non poter fare a meno di nessuna delle due parti o che non ci possano essere parole diverse per quella determinata canzone.

Anche perchè i vostri testi sono forti, urlano di concetti e pensieri provocatori..
Ci mettiamo il cuore..

I “secret concert”... Cosa mi puoi raccontare in merito?
Il posto viene rivelato solo poche ora prima a chi si prenota. Non sono dei concerti su un palco, con grossa amplificazione o un pubblico elevato. Sono concerti di solito unplugged, intimi, in acustico, con brani tranquilli e riarrangiati in un certo modo.

Perchè questa idea?
Iniziano come esperimento promozionale. Li organizziamo in bed&breakfast, agriturismi o casa di amici o fan. Luoghi piccoli. La gente porta da bere e da mangiare. Si crea un'atmosfera rilassante ed è un modo per vivere col pubblico non solo il live ma anche il prima e il dopo. E' un contatto diverso che ci entusiasma molto.

Una convivilità a 360 gradi..
La musica è anche questo. In un concerto normale il rapporto col pubblico è limitato e falsato da diverse barriere: transenne, palco, amplificazione elevata. Noi siamo lì e dobbiamo fare il nostro show. In questi “secret concert”, invece, non c'è nulla di ciò, è tutto molto diretto, si suona allo stesso piano del pubblico. L'atmosfera è particolare e magica..

Ultima domanda, forse retorica ma doverosa: dove nasce il nome Marta sui Tubi?
E' un segreto che abbiamo deciso di non rivelare! Al massimo ti posso dire qualche fesseria, di quelle ne abbiamo sfornate tante!!
Ok! Vai!
Allora, Marta sui Tubi è l'anagramma di “masturbàti”! Sei contenta? (ride)